Fabio Pecelli

Fabio Pecelli è nato a Roma il 23 Febbraio del 1988.

La sua esperienza nel mondo della cucina inizia davvero precocemente. Infatti, già all’età di 15 anni  lavora come cuoco in un Tennis Club romano dove si occupa della ristorazione per eventi sportivi.

Da subito sente lo slancio per questo mestiere e ne subisce il fascino, tanto da approdare dal re della cucina moderna del momento: Niko Romito. Con lui vive un percorso che durerà un anno, e che terminerà con l’arrivo all’Hotel De Russie, luogo in cui maturerà una preziosa esperienza lunga due anni. Non paco della voglia di imparare e in pieno movimento creativo, decide di proporsi al Giuda Ballerino dove lavorerà come Secondo Chef per cinque anni (in questi anni il Giuda otterrà anche l’importante Stella Michelin). Sempre alla ricerca di nuovi modi di interpretare e reinterpretare tradizione e modernità, Pecelli viene accolto nelle cucine dello Chef Romano Riccardo Di Giacinto. Qui acquisirà l’importante competenza relativa all’organizzazione e alla gestione della cucina, conoscenza che gli risulterà indispensabile per il ruolo che andrà a ricoprire di lì a poco presso il Pastificio San Lorenzo. Qui Fabio raccoglie ciò che ha seminato e dà libero spazio alle sue idee, personalizzando lo stile e maturandolo grazie al contatto con un ambiente variegato che gli chiederà elasticità nella proposta, innovazione continua ma anche affidabilità.

Oggi l’attività lavorativa dello Chef si arricchisce anche di contatti trasversali come la collaborazione con un importante azienda leader (Iacobucci hf) nel settore aereo per la preparazione di cibi da consumare in alta quota, le lezioni di cucina presso l’Ateneo della Cucina COQUIS ,la scuola di Angelo Troiani e il lavoro di consulenza a 360 gradi per la gastronomia, una rubrica su tele radiopiù, oggi si occupa di consulenza food nell’alta ristorazione.

La sua è una cucina di pancia che vuole emozionare con i sapori ma anche stupire con la presentazione dei piatti. Basandosi sulle radici della sua cultura culinaria, sulle ricette più tradizionali e soprattutto sui suoi ricordi gastronomici prendono vita piatti come il Sandwich di baccalà, peperoni e caffè, la Simmenthal di polpo e patate, il tortello alla carbonara, l’ After eight e molti altri.

Una frase per indicare il suo lavoro? “Scomponiamo la tradizione per ricrearla a modo nostro!”.

Un domani il giovane chef vorrebbe mettersi sempre più in discussione dirigendo più ristoranti e portando avanti il suo pensiero e la sua filosofia gastronomica: “Non è l’ingrediente raro e costoso che rende unico il piatto, ma le mani preziose e la creatività dello chef che lo prepara”.

 

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